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Donald's Ricordo dei compagni Riflessioni
sulla scuola Giovani e politica Il
ponte degli interessi L'accettazione del
diverso Messina oggi:tra realtà e leggenda
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of hope
Verso la fine degli anni scolastici
Serena questa giornata in cui il sole splende a fine marzo inizio primavera
e non si può certo dire che sia stato un bel mese considerando che
fino avantieri pioveva a dirotto quasi a far da sfumatura il tempo al mio
umore se non nero quanto meno grigio scuro pensando al futuro cosa costruire
quali dubbi riguardo al presente e improvvisamente mi rendo conto che in un
frastuonante sbattere di porta dell'aula della classe sono passati quattro
anni già da quando la signora Pina urlava con il megafono Spadaro Vincenzo
classe prima effe in quel cortile esterno della scuola dove ancora risiedevano
quegli afflitti e ormai stanchi canestri da gioco che troppi timorosi ragazzi
nel cortile avevano visto ormai non ci sono più tolti a tempo debito
prima che Giuseppe il distruttore avesse il tempo di sfasciarli in preda a
quella sua sorta di mania flagellante comunque ancora a quel tempo non facevamo
così quasi tredici anni ciascuno eravamo troppo impauriti e inesperti
al punto da provare anche timore per l'interrogazione d'italiano se penso
quattro anni or sono alle mie paure di quegli anni in me non rimane che una
minuscola lacrima alla fine del riso eravamo in ventitrè adesso siamo
rimasti in quattordici che tristezza pensare che hai ancora cinque anni di
danni e scherzi e dispiaceri davanti a te e appena suona la campana del trentuno
maggio esclamare a bassa voce ètutto finito per non farti sentire dagli
altri compagni che come te fingendo allegria pensano la medesima cosa promettendo
falsità non tanto per consolare gli altri quanto il proprio stesso
animo tanto facciamo la riunione annuale e comunque vada ci vediamo ugualmente
una volta l'anno ben consapevoli che non saremo nè tutti nè
gli stessi di sempre con l'animo martoriato dalla consapevolezza di chi la
sa ormai lunga su questa misera vita e ci riuniremo ancora davanti ad una
chiesa in lacrime uniti nel dolore per l'estremo saluto ad un'altra delle
vittime del pił atroce ed efferato criminale il tempo fratelli miei che porta
con se chi è ormai stanco di permanere per ogni dove esso gli ha già
portato via qualcosa che siano gioie ricordi dolori o uomini già questa
paura della separazione si avverte dal momento in cui vengono le famigerate
e tanto attese vacanze estive che io ho sempre considerato come un'inutile
distrazione che per pigrizia non fanno altro che richiudere il cervello e
il corpo umano in un unico campo semantico letto sonno caldo mare capitanati
dalla peggior amica dell'uomo la noia che non permette di esercitare in un
tepore da primo pomeriggio appieno le facoltà dell'intelletto umano.
Di
Vincenzo Spadaro
IV F