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F.C. Messina
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F.C. Messina: cronaca di una retrocessione annunciata
Già dalla metà di gennaio una parabola discendente della squadra
peloritana era nell'aria. I risultati positivi non sono mai arrivati, così
la formazione giallorossa si è dovuta concentrare sulle ultime partite
della stagione che, come sappiamo, non hanno dato gli esiti sperati, le vittorie
necessarie per far rimanere il Messina in Serie A. Dalla quasi (si potrebbe
ancora sperare in fantomatici ripescaggi dovute a vicende giudiziarie) certezza
di ripartire dal limbo della cadetteria, possiamo analizzare con lucidità
le pecche, i problemi di una stagione sfortunata e preparata con molta presunzione
e niente più. L'emblema di questa retrocessione annunciata è
la partita casalinga contro l'Udinese, crocevia di un crollo verticale verso
il terzultimo posto in classifica, di cui presentiamo una recensione fatta
il giorno successivo all'incontro (in tempi non sospetti).
"Termina senza vincitori nè vinti l'importante match salvezza
tra Messina ed Udinese".
Così titola il sito ufficiale del F.C. Messina poco dopo il termine
della gara, senza dare alcun peso all'importante perdita di contatto dal treno
salvezza della squadra peloritana, che alle ore 23.30 dello stesso giorno
porterà alla diramazione di un comunicato ufficiale: Bortolo Mutti
è stato esonerato. Il tecnico di Trescore Balneario ha quindi lasciato
la guida della compagine che ha trascinato in serie A dall'ultimo posto del
campionato cadetto e che ha portato fino ad uno storico settimo posto nella
più importante vetrina del calcio di casa nostra. Dall'inizio di questa
stagione però, quella più importante, quella in cui il Messina
doveva finalmente dimostrare di meritare un posto nel calcio che conta, non
ha saputo controllare l'unità interna allo spogliatoio (vedi le liti
nascoste che hanno portato alla cessione di Zampagna) e neanche infondere
ai calciatori (se così si possono chiamare, salvo pochissime eccezioni)
un minimo di grinta necessaria per resistere alle incursioni avversarie e
proporsi all'attacco sul terreno di gioco. Durante l'incontro con i Friulani,
classico esempio di partita giocata dai giallorossi quest'anno, la squadra
ha dimostrato un buon carattere solo nella prima frazione, dove con estenuanti
(non per gli avversari, ma per i tifosi e per loro stessi) ragnatele di passaggi
non ha portato a pericoli di rilievo per la porta di De Sanctis, fino al bello
ed insieme fortunoso gol di Arturo Di Napoli. La partita del Messina è
praticamente finita qui. La difesa ha cominciato a fare le solite scampagnate
e ha lasciato campo libero all'Udinese, che ha preso il controllo del gioco,
grazie anche alle decine e decine di palloni sbagliati da giocatori con lo
stesso autocontrollo di... Non c'è alcuna definizione per la perdita
di concentrazione di Zanchi e compagni, ogni ulteriore considerazione alleggerirebbe
il loro carico di responsabilità. Certo non li hanno aiutati neanche
le scelte tattiche di Mister Mutti, che sbaglia sempre cambi (perchè
ha tolto Bondi!!!) distribuisce centrocampisti centrali alla rinfusa (perdono
palla in 4 contro 1 e si trovano tutti in una stessa zona del campo, senza
dare vita ad un pressing uniforme ed efficace), fa entrare gloriosi, ma ormai
lenti e macchinosi, interditori del calibro di Sullo, affida a Nocerino (dico
Nocerino!!!) il compito di scuotere una squadra che, dopo l'incredibile pareggio
di Obodo, si è trovata spaesata e passiva come un uomo con le scarpe
da tennis su una pista di pattinaggio sul ghiaccio: ha tentato, senza neanche
troppa voglia, di rialzarsi, ma è caduta ancora, ancora e ancora, fino
a sfinirsi. L'operato della difesa è stato inqualificabile: Parisi
non esiste più nè atleticamente nè tecnicamente e lascia
tutta la sua fascia (come con la Roma) al libero pascolo degli arieti friulani;
Zanchi è lento nei movimenti e nei riflessi; Aronica non contiene come
al suo solito; Rezai è il migliore, ma a volte dorme troppo (vedi quando
lascia il pallone a Storari). Come abbiamo detto, la ripresa (altrimenti definita
"Il Festival dei Piedi a Banana") è stata condotta sulla
falsariga degli ultimi 5 minuti del primo tempo dove, presi dall'euforia del
gol, Zanchi e Aronica avevano brindato e lasciato stappare ad Obodo un preciso
destro da 30 metri che si era insaccato con precisione nella porta difesa
da un incolpevole Storari (più che sufficiente, nonostante i frequenti
errori di posizione) che inutilmente cerca di dare la scossa ai suoi compagni
con una gestualità tanto plateale quanto lo scarso attaccamento dei
giocatori alla maglia. Il triplice fischio finale ha posto momentaneamente
fine all'agonia dei tifosi, che dovranno però ancora subire le follie
di una società dimostratasi gravemente incompetente, una società
ipocrita e avida che non rappresenta affatto una città che vede la
Serie A (purtroppo) come unica fonte di riscatto sociale. Per tutte queste
ragioni, al termine della partita con l'Udinese è il Messina ad essere
stato sconfitto, come società e come città. Attendiamo, pur
sempre con trepidazione, una rifondazione necessaria come l'aria, l'aria da
rinnovare con l'arrivo di un nuovo tecnico (Giampiero Ventura) che stravolga
la mentalità dei giocatori e non si faccia tarpare le ali dalla dirigenza.
Il suo compito si prospetta difficilissimo (bisogna affrontare ancora le due
milanesi, tenendo conto anche dei grossi balzi in avanti delle dirette concorrenti),
anche se non impossibile: A.A.A Cercasi messia per il Messina.
Di Gaetano Biondo e Giuseppe E. Zagami IV A