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stage del POR in Spagna una
vittoria "contaminata" Horcynus Horca[1]
Horcynus Horca[2] sondaggio
tra gli studenti
|Incontro con Lucia Vastano Foto Un
passo del libro Lettera dell'autrice agli studenti
Un passo del libro dell'incontro con l'autrice
"Come ci comportiamo dipende solo da che cosa vogliamo tirare fuori
da noi stessi, anche se a volte ci facciamo influenzare dagli altri. Così
si spiegano le guerre. Tutte le guerre: quelle di quartiere, quelle mondiali,
con bombe vere, morti e feriti, ma anche quelle domestiche, come la mia contro
mio padre. "Nella mia famiglia è presente il conflitto che si
sta verificando nel macrocosmo della società musulmana tra le spinte
progressiste e quelle conservatrici. I miei genitori vivono infatti di contraddizioni:
rispettano i precetti del corano badando alla nostra reputazione nel vicinato,
ma al contempo sono attratti dai modelli tecnologici occidentali. Ho 16 anni,
vivo con i miei genitori e mia sorella Alia in un campo profughi di Peshawar,
Katcha Gari, sono ribelle, colta, appassionata di cinema, e sogno di diventare
regista a Bollywood. Parlo in inglese e ho un sito internet personale. Siamo
stati costretti a trasferirci a Kabul per la vergogna di mio padre nell'aver
scoperto i nostri appuntamenti segreti con due ragazzi e per porre fine alle
voci intorno ad uno spirito maligno, il Jin, impossessatosi di mia sorella
Alia. E' stato difficile per me ambientarmi nella nuova casa abituata come
ero ai vecchi confort: televisione, videoregistratore, frigorifero, acqua
calda, luce DVD, cd ecc... Da subito i nostri vicini vennero a conoscenza
del nostro segreto, il Jin di Alia, ma io in realtà ero consapevole
che non c'era nessun Jin in Alia, e che il suo malessere era dovuto a qualche
causa interna. Per questo motivo sostituivo ogni sera gli infusi a base di
oppio del mullah, con miscugli di erbe preparati da me. In questo modo portavo
avanti la mia lotta, per non vedere negli occhi innocenti di Alia gli sbagli
di mio padre e di tutti coloro che si ostinavano a impedirle di capire le
vere cause del suo problema. Così convinsi mia sorella a contattare
un amico medico conosciuto virtualmente e a raccontargli tramite internet,
per filo e per segno, quello che le stava succedendo. La mia tattica ebbe
successo, e così mia sorella potè finalmente capire di non essere
posseduta da uno spirito malvagio, ma di soffrire di epilessia. Disobbedendo
a mio padre, che avrebbe voluto continuare la cura prescritta dal mullah,
mi recai in una clinica mobile occidentale a Kabul consigliata a mia sorella
dall'amico virtuale, qui finalmente le venne prescritta una cura farmacologia
che le salvò la vita. Ma è soprattutto il "NO" pronunciato
alla mia famiglia dalle sue labbra, fino a quel momento troppo ossequiose,che
le cambiò una volta per tutte l'esistenza. Un NO, che indica il suggerimento
che io, Rubina Buz, sento di dover dare a coloro che pur vivendo la mia stessa
realtà, desiderano cambiare pacificamente la propria vita: "abbiate
il coraggio di dire di no". Lo stesso no che io e mia sorella siamo riuscite
a dire per evitare un matrimonio programmato da tempo, così come dettava
la tradizione afgana. Magistralmente io ed Alia architettammo un piano che
vedeva mia sorella colpita da un improvviso attacco epilettico, seguito da
un interpretazione da oscar di mio fratello, volta a spiegare agli attoniti
astanti come la famiglia fosse posseduta da un malvagio Jin, portatore di
maledizioni. E fu così che finalmente si aprì uno spiraglio
per la realizzazione dei sogni miei e di mia sorella, che fino ad ora erano
stati ostacolati dalle volontà di un padre padrone. Probabilmente questo
era il prezzo da pagare per diventare grande e per "amare anche chi non
č perfetto senza bisogno di trasformarlo in qualcosa di diverso... Katcha
Gari...non smetterà mai di essere la mia patria. C'è una cosa
nella vita che non possiamo scegliere: le nostre origini. E io, Rubina Buz,
sarò sempre orgogliosa delle mie".
Di Veronica Carrozza e Giorgia Casablanca