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|Intervista agli insegnanti: De Luca, Doddis, Florio, Alvaro, Portortì, Smedile, Cammaroto, Artemisia, Arcaria

Il pover PietroPaolo e le sue magnificentissime peregrinazioni

Episodio 1...

Il meschin pover Pietropaol, alunno della quarta F, si levò come ogni medesimo mattino alle sei in punto. "S'era risentito da poco tempo; e di quel tempo una parte aveva penato a svegliarsi affatto". Uscito dalla sua dimora, andò a piedi sino alla fermata dell'autobus, si fermò e ivi pose le sue radici. Di autobus non ne passò che uno, pieno come un uovo e allora il giovine preferì imboccare il sentiero di ritorno. Arrivato al nero cancello (di casa sua) un urlo squarciò il cielo già nuvoloso ("quello era un sole malvagio quella mattina") e l'aria fu scossa da una frase formulata in simmodo: "Mamma! 'Ccumpagnimi a fmmata!!!". Colei che ebbe l'incomodo di metterlo al mondo, dovette anche portarlo in quel luogo malfamato e pestilenziale denominato "fermata di Tremestieri". Dopo interminabili secondi di attesa, finalmente alle sette e trenta, passò un pullman che avrebbe dovuto portarlo sino a scuola, dove arrivò solo alle otto e un quarto; il pover mezz'uomo chiese delucidazioni all'autista il quale rispose: -"Posso aver fallato!". Tralasciamo ora i pensieri del giovane per continuare il racconto. Arrivato dinnanzi alla fonte della sua cultura, i bidelli rimasero ad accoglierlo caldi come il clima di quella giornata di mezz'autunno, sbattendogli la porta in viso! Una frase risuonò nel porticato: -"Alle 8.00 si entra!!! Prima ti devi alzare la mattina!!!" (Frase, questa da interpretare in un italiano fortemente influenzato dall'accento russo. Un pò come Willy, il bidello dei Simpson). E il giovine, come di rigetto: -"Chiiii!!!??? E chi mmà ccuccari ccà 'a sira?!" La bidella, ahimè, non diede il tempo al giovine di darle ulteriori spiegazioni poichè, se le avesse udite, probabilmente, anzi sicuramente, l'avrebbe lasciato fuori comunque!!! Il giovine ancor più tristo e risentito pensò tra se medesimo: "Ti pari chi mi bbiliu?! Megghiu mi nni vaiu pà casa!!!" Però, dopo un'accurata analisi, sentenziò: "Bona cuminciau stà iunnata!" Con un'aria miseranda si accinse ad intraprendere la lunga e grigia via del viale San Martino, poichè il fanciullo era sì volenteroso che non fu mai, nemmeno "in tempi di guerra", abbandonato da un pensiero che lo tormentava: "lo studio." Per questo motivo attese tre quarti d'ora alla libreria Colosi per acquistare il tomo biologico; e se ne guardò bene dal rimanere in quell'ammasso di palazzi. "Montato in groppa" al primo autobus che incombè sul suo destino pensava che il "giuoco" era ormai fatto. Purtroppo ciò non avvenne: prima l'ammasso di ferraglia arancione sbiadita cambiò direzione a causa di lavori stradali in corso (non si sa da quale anno recondito), dopo si permise persino di rompersi e quasi andarsene in fiamme. Ancor più infervorato di prima si disse: "Avìa ragiuni Casella..." (non Giucas il mago, ma un nostro ex professore di matematica con cui discutevamo spesso di questi problemi. Per chi lo conoscesse, meglio; per chi lo sconoscesse, ancora meglio!) Continuò il suo pellegrinaggio e non appena all'orizzonte scorse un tram vi salì solo dopo una lunga corsa. Dato che aveva il vocabolario di latino in cartella, la sua schiena stava facendo uscire "blasfeme bestemmie". L'accoglienza a bordo del tram non fu delle migliori: il controllore (dall'accento d'uomo del Nord) gli reclamò il biglietto, al che lui sbottò: -"Io sono studente!" E tra sè pensava, scusando l'espressione,: "Brutto ignorante rincivilito vomitato dalla rete fognaria di Milano! Vieni a chiedermi il biglietto?!! Se sapessi quello che ho passato oggi con questi trasporti..." Ed egli controbattè: -"E che vuol dire? L'abbonamento ce l'hai?" -"No, ancora devono darmelo". -"E allora devi fare il biglietto?" -"No, che c'entra? Non è che per colpa vostra devo pagare il biglietto fino a febbraio!" -"Perchè, quando te lo danno?" -"Non lo so..."a cannaluare, a Pasca, a fini da scola e poi ci ll'ha ridari u ionnu dopu!" -"E allora devi farti il biglietto!" -"Ce l'ho!" -"L'hai timbrato?" -"No!" Si deve "menzionare" che Pietropaolo aveva comprato cinque biglietti dell'ATM al primo liceo (momentaneamente è in quarto). Uno lo diede a me, un secondo lo usò, il terzo si deteriorò nella sua cartella e gli altri due li aveva in mano; allora pensò: "Timbrare o non timbrare? Questo è il dilemma!" Conservare quei due biglietti storici fino al quinto anno, o sprecarne uno di essi per un quarto d'ora di tragitto? Il tempo, tiranno, incalzava e fu allora che si manifestò l'eroismo di Pietropaolo contro questa nostra civiltà "matrigna". -"Sì, ma non è nemmeno colpa mia il semplice fatto che ho aspettato fino alle sette e trenta alla fermata, sono salito su un pullman pieno zeppo di ragazzi, sono arrivato tardi a scuola e sono stato lasciato fuori! Dopo che sono in piedi dalle sei!!!" Il controllore che, gonfio e livido di rabbia, sembrava esplodere come un vulcano da un momento all'altro, si decise per farlo scendere dal tram. Pietropaolo ne discese orgoglioso, ma a piedi! Il caso volle che incontrasse un suo compaesano che lo portò dinnanzi casa sua alle dodici e un quarto. Il giovine, dopo peripezie e mutamenti, nostalgico e melanconico mi rispose per telefono in simmodo: -"A prossima vota mi pigghiu u trenu a Galati!" "La storia, se non v'è dispiaciuta affatto, vogliatene bene a chi l'ha scritta, ma se invece fossi riuscito ad annoiarvi credete che non s'è fatto apposta"...
e la saga continua

Vincenzo Spadaro
21-09-2004 (d.C.)
IV F

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