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Mc Donald's: un nome, una garanzia(mangiate a casa)

La brillante idea dei fratelli Mc Donald, che nel 1950 avevano diffuso hamburger e patatine fritte su larga scala in 110 paesi, di per sè non era poi così male. Si potevano finalmente visitare luoghi in cui non si andava d'accordo con il cibo e allora l'unica salvezza era quella di entrare in un Mc Donald's, unico centro di ristoro uguale dappertutto, "come a casa propria". I problemi sono sorti quando questa idea è stata sfruttata a scopo di lucro, assumendo la forma di una multinazionale, un simbolo negativo della globalizzazione. Il caso Bovè, poi, che nel lontano 1999, in Francia, organizzò una vera e propria rivolta, distruggendo con tanto di trattore un ennesimo Mc Donald's, all'apparenza lascia perplessi. Da dove può nascere tanto odio? Può davvero una multinazionale di fast food combinare così grandi danni da meritare la distruzione? Sì, lo può fare. Già, nascosta proprio dietro il sorriso di plastica di Ronald (il clown, logo della multi), i commessi (per lo più giovani ragazze assunte part-time), i personaggi dell'happy meal (fabbricati in Cina anche grazie allo sfruttamento minorile) e i consumatori (che senza avvedersene o senza volersene avvedere, continuano ad ingerire il cosiddetto cibo-spazzatura). Insomma, c'è davvero poco di cui sorridere... soprattutto se si osserva, in che modo vengono trattati gli animali, in condizioni di allevamento raccapriccianti, torturati e uccisi; animali che poi finiscono interamente (non solo la loro carne), negli squisiti hamburger, che hanno la stessa forma e lo stesso colore in tutte le filiali. Tanto è vero che proprio in Inghilterra sono numerose le associazioni animaliste e ambientaliste che hanno protestato contro i cugini americani e cortei di manifestanti si sono fatti sentire in numerose città europee (e non solo) nella "giornata mondiale per l'alimentazione" (GMO), indetta proprio dagli stessi americani e che si è trasformata nella "giornata mondiale anti-Mc Donald's". Se si pensa, inoltre, che nelle stazioni ferroviarie e negli aeroporti, dei dipendenti della Mc Donald's distribuiscano piantine delle città con i principali musei, monumenti e centri Mc Donald's, allora stiamo veramente esagerando. A tutto c'è un limite! Tuttavia i giornali preferiscono non riportare queste notizie, come quelle delle condizioni di allevamento degli animali, o quelle degli ingredienti non certo salutari (ma permessi dalla legge) presenti nel Mc menu; insomma, si antepone l'anti-informazione a discapito della salute. Chi non ha le informazioni è tagliato fuori. Come posso allora io, mamma o ragazzo, avere queste conoscenze, dal momento che anche i giornali più liberali stringono accordi con il "nemico", accettando stupide e per altro inutili convenzioni? Semplicemente usando la rete e visitando proprio il sito dell'azienda; ci si accorge subito che sembra quello di un'associazione ambientalista. Che bisogno c'è di promuovere campagne contro il diboscamento; contro lo sfruttamento; contro l'inquinamento; ed essere a favore del restauro di centri storici delle maggiori città italiane e non solo (dove peraltro sono apparse dal nulla filiali rosse, gialle e bianche che, con questi intensi colori, colpiscono i passanti) o, peggio ancora, rendere nota la lista degli ingredienti? Segno evidente che c'è qualcosa da nascondere... e che quel "qualcosa" sia proprio quel menu che rende obesi milioni di americani e che cercano di vendere anche a noi con tutti i mezzi possibili e talvolta (in)immaginabili. Evitiamo di farci strumentalizzare. Noi non siamo delle cose!!!

Di Verdiano Freni IV F

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