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Giovani e lettura: valori a confronto

Qual è l'importanza che riveste oggi la lettura nell'educazione dei giovani? E' davvero ritornato un nuovo oscurantismo culturale o ci si avvia verso una generazione intellettualmente attiva? Certo la tipologia dei libri che affollano le vetrine delle biblioteche ai giorni nostri non lascia spiragli di ottimismo: uomini di spettacolo che scrivono biografie, sportivi che immortalano le loro imprese sulle pagine patinate ricolme di immagini, politici che sfruttano la letteratura per un'abile azione propagandistica. Sorge spontanea una domanda: che valori possono celarsi sotto i getti di inchiostro di questi nomi, per carità importanti, ma appartenenti a un contesto completamente estraneo alla letteratura? In effetti il termine "letteratura", per definizione, indica un campo aperto ad un'ampia cerchia di persone ma, nonostante ciò, deve esistere un elemento discriminante che ne faccia lo strumento principale per esprimere concetti universali e tuttavia alla portata di tutti. Insegnamenti, consigli, pareri che non cadano nell'astratto, ma che possano essere concretamente fruibili dai lettori. Tutti seguono le imprese di Valentino Rossi, dell'ormai "sfiancato" cavallino rampante, le love-stories che incollano milioni di telespettatori alla T.V. , i reality show e altri miriadi di quiz televisivi; quindi che bisogno c'è di invadere un campo, come quello letterario, non ancora intaccato dal virus trasmesso dai mass-media? Eppure, se si domandasse ad una ragazzina, di età compresa tra i 12 e i 17 anni (forse più), di scegliere tra "Costantino desnudo" con allegata una boccettina di sudore del "vip" e la "Divina Commedia" dantesca, sicuramente la scelta cadrebbe sulla prima opzione. "Divina Commedia", "Promessi Sposi" come tanti altri capolavori della letteratura italiana sono relegati negli angoli più impolverati degli scaffali domestici, ricoprendo un'importanza pari a quella di quei libri di cucina che vengono utilizzati una sola volta nella vita in occasione della cena con la suocera. E' inoltre vero che esistono libri redatti da giornalisti inviati all'estero nelle regioni con alto rischio bellico che permettono ai lettori, seppur in modo limitato, di scorgere le diverse realtà presenti nel nostro pianeta. Non esistono solo coppe, trofei, baci & abbracci, ma anche situazioni di estremo disagio e sconforto che devono essere evidenziate al mondo non solo attraverso lo strumento mediatico televisivo, ma soprattutto per mezzo della testimonianza diretta di gente che mette a repentaglio ogni giorno la propria vita. L'intellettuale oggi non è nè il cantante, nè lo sportivo, nè tanto meno lo showman, è piuttosto il giornalista, critico, diretto, immediato e concreto. Se la produzione dantesca e classica aveva carattere didascalico e allegorico, quella del Terzo Millennio dovrebbe essere didattica (eccezion fatta per i libri meta-televisivi) e realistica. Purtroppo, l'editoria mostra come i libri di gossip riscuotano un successo superiore ai libri-libri. E' bene, dunque, porre i valori in una scala gerarchico-piramidale e solo a quel punto capiremo l'immenso divario culturale tra questi due generi. Ulisse, nel XXVI canto dell'Inferno all'interno della commedia dantesca, diceva: "Considerate la vostra semenza: fatti non foste a viver come bruti ma per seguire virtute e canoscanza", qualità non certo proprie dei libri-rivista diffusi ai giorni nostri.

Gianluca Leonardi IV F

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