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tra gli studenti
|Incontro con Lucia Vastano Foto Un
passo del libro Lettera dell'autrice agli studenti
Lettera dell'autrice agli studenti dell'incontro
Questa è la lettera di ringraziamento scritta da Lucia Vastano,
in seguito all'incontro con gli alunni del nostro liceo.
Quando si è ragazzi si pensa al mondo degli adulti come un terrestre
può pensare a quello degli alieni. Si pensa che le cose che emozionano,
commuovono, rendono felici quelli "alieni" che sono i genitori,
i professori, o semplicemente gli adulti che si incontrano per strada siano
così diverse da essere incomprensibili. Cose dell'altro mondo. Cose
a cui non ci si pensa e basta. Che cosa prova un adulto quando si innamora?
Che cosa prova quando è una bella giornata? Che cosa prova quando è
felice? O meglio, quell' alieno che č l'adulto è davvero capace di
essere felice? A quindici, diciotto, vent'anni basta il sorriso di una compagna
di banco, un pomeriggio libero dai compiti e dalle interrogazioni del giorno
dopo per toccare il cielo con un dito. Si sale sul motorino e via... il gioco
della vita è fatto. Si sa perfettamente perchè vale la pena
di vivere. Ma a trenta, quaranta, cinquant'anni cosa succede? Cosa è
capace di dare ancora all'esistenza lo stesso gusto di un morso ad un frutto
saporito? Un alieno visto da vicino non è poi molto diverso da voi.
Vi voglio dire quello che ha reso profondamente felice me il giorno che ho
passato con voi. Avrei fatto le capriole dalla gioia, sarei saltata sui banchi.
Vi avrei abbracciati tutti, uno per uno. Il vostro affetto per la "famiglia
Buz" e il vostro lavoro mi hanno davvero commosso. Sono stati un morso
gustosissimo alla mia vita. Quel libro per molti può essere soltanto
pagine di carte sporcate d'inchiostro, ma per me è un pezzo di quello
che sono che ho donato agli altri. Quando si offre qualcosa di se stessi,
la cosa più bella che possa capitare è che gli altri l'accettino,
che la facciano propria. Così come avete fatto voi. Ed è per
questo che mi sento di dovervi ringraziare. Perchè non sono saltata
sui banchi e non ve l'ho fatto capire subito, in modo chiaro che questa aliena
venuta da lontano (Milano, un'ora e trentacinque di volo da Catania) era così
felice? Il primo motivo non è proprio bello: gli "alieni"
a volte sono un po' strani davvero, cercano di darsi un contegno, cercano
di apparire più seri di quello che in fondo sono. Ma c'è un
altro motivo che mi ha trattenuta, anche perchè in realtà non
mi importa molto apparire seria. Io spesso le cose belle me le tengo strette
dentro il cuore e le faccio uscire un poco alla volta, le consumo con parsimonia
come farebbe un cammelliere nel deserto con l'acqua che ha nella borraccia.
Nemmeno una goccia ne deve andare sprecata. Ma non sono "tirchia",
non voglio mettere in cassaforte le emozioni più belle e tenerle solo
per me. Non penso nemmeno che "fare i salti di gioia" con voi sarebbe
stato come sprecare acqua nel deserto, anche perchè di quell'acqua
ce ne sarebbe stata per tutti. Ho pensato che eravate stati talmente bravi
e generosi che un po' d'acqua versata e consumata all'istante non poteva bastare
per dimostrarvi la mia riconoscenza. Ho preferito prepararvi un the. E così
ora vi invio questa lettera, per "berla" tutti insieme, anche con
i vostri insegnanti, come farebbe Rubina con gli ospiti graditi: nel salotto
della sua casa di Kabul, seduti nel tappeto buono, con qualche dolcetto siciliano
e qualche spezia afgana. Grazie ancora a voi tutti per l'ospitalità,
verso di me e del mio libro.