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"La luna e i falò" di Cesare Pavese

Pubblicato nel 1950, "La luna e i falò" rimane uno dei romanzi più suggestivi del nostro Novecento. Il romanzo narra di un ritorno: Anguilla,protagonista e io narrante,torna al paese natio nell'immediato dopoguerra dopo aver trascorso gran parte della sua vita da espatriato in America; proprio nel paese d'origine egli intraprende una sorta di pellegrinaggio attraverso un recupero delle memorie dell'infanzia (grazie all'aiuto dell'amico più caro, Nuto), con lo scopo di rintracciare non solo le proprie radici, ma soprattutto un radicamento nella propria terra, alla ricerca della propria identità. E' esattamente questo il perno su cui ruota il romanzo; la ricerca di quella identità negatagli dalla madre che lo abbandonò ancora in fasce, in cesto ai piedi degli scalini del duomo di Alba e che lo costrinse così, durante la sua giovinezza, a dover portare il peso di quel nomignolo offensivo di "bastardo", affibbiatogli dai suoi coetanei. Anguilla, purtroppo, non arriverà nel suo intento. Nel paese piemontese nel periodo post-bellico, non troverà che delusioni, cosciente di essere condannato, dalla violenza della storia, a una inesorabile solitudine.

Caterina Bruno

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