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Ma quale evoluzione? Mc Donald's Ricordo dei compagni Riflessioni sulla scuola Giovani e politica Il ponte degli interessi L'accettazione del diverso Messina oggi:tra realtà e leggenda Libri e libri Hand of hope

Il ponte degli interessi

Mentre in tutta Italia non accenna a concludersi il braccio di ferro tra istituzioni e parti sociali su argomenti di pubblico interesse come la scuola, la famiglia, il lavoro, la Sicilia torna in piazza contro l'insulto più grande alla sua popolazione: l'inutile e deleterio Ponte di Messina. Gli ingenti stanziamenti per la costruzione di questa opera monumentale hanno già mostrato di chi sono gli interessi in gioco: la ditta appaltatrice è stata citata in giudizio nella gara d'appalto; e non mancheranno certo coloro che non si lasceranno sfuggire l'occasione di mettere le mani su una così cospicua fortuna dividendo tra loro il denaro pubblico degli ignari contribuenti che verrà investito per la costruzione del progetto. Gli stessi che, proprio grazie alla forza e alla portata dell'iniziativa popolare si sono visti portar via dalla proprie tasche, per ora, i finanziamenti per l'altro grande sfregio della natura, la Tav in Val di Susa. Ed è proprio grazie a quella grande mobilitazione di masse che gli abitanti del posto hanno avuto il coraggio di uscire allo scoperto e gridare la loro contrarietà ad un inutile scempio ambientale e rivendicare prepotentemente il peso delle comunità locali nella vita civile deve servire da esempio per la gente dello Stretto. Perchè i protagonisti sono gli stessi al nord come al sud, possono cambiare i cognomi, ma la sostanza è sempre quella: uomini che vogliono sacrificare il bene collettivo per un egoistico guadagno a titolo personale. Il Ponte sullo Stretto è un'opera insensata ingegneristicamente, dai costi enormi a cui dovrà sopperire con ingenti sovvenzionamenti statali, dall'impatto ambientale non adeguatamente quantificato e che comunque non tiene conto delle peculiarità paesaggistiche, ecologiche, geologiche di questa sottile striscia di terra. In primo piano i dubbi vantaggi economici e sociali per la popolazione, che dovrà far fronte a numerosi espropri per la costruzione di infrastrutture autostradali e ferroviari annesse al Ponte, al pericolo di ricadere una volta di pił vittima della promessa mai mantenuta della creazione di nuovi posti di lavoro, come è accaduto per la costruzione della raffineria di Milazzo o per la centrale elettrica di Pace del Mela, e che vedrà il fallimento della politica dei trasporti su rotaia ormai da tempo abbandonata per lasciar posto al rafforzamento delle autostrade del mare. In definitiva altri sono gli interventi di cui ha bisogno la Sicilia, da quelli infrastrutturali di base (potenziamento e raddoppiamento delle linee ferroviarie del sud, ampliamento e costruzione di nuovi porti commerciali, nuovi porti turistici solo se inseriti in una programmazione compatibile con l'ambiente, adeguamento delle strutture aeroportuali alle esigenze di un traffico commerciale e turistico in grande crescita) a quelli concernenti la gestione delle risorse economiche che esistono e sono enormi, ma che troppo spesso vengono convogliate nelle casse societarie di aziende il cui bilancio non può dirsi completamente trasparente. La risoluzione del problema del Ponte deve passare, quindi, anche attraverso la creazione di un'economia globale alternativa a questo sistema capitalistico e consumistico che vede privilegiare il privato sul pubblico, le classi più abbienti a dispetto di quelle povere, il guadagno a titolo personale sull'utile collettivo. Il ponte è uno dei simboli di questo sistema dannoso, insieme allo sfruttamento della manodopera, al precariato, al problema dell'immigrazione. Davanti a questo quadro disastroso l'unica possibilità è l'unità delle lotte, la "resistenza" comune dinnanzi all'inefficienza della classi dirigenziali che passa attraverso l'alleanza tra i movimenti che combattono la devastazione ambientale, la creazione di reti di comunicazione tra la varie realtà locali perchè si porti avanti insieme un nuovo progetto di civiltà che fermi questa barbarie.

di Marco La Torre

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