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nome della rosa
Il nome della rosa
Un manoscritto latino del XIV° secolo che raffiora dall'oblio grazie
a un'ottocentesca traduzione francese, sette delitti in sette giorni consumati
nel chiuso della biblioteca di un'abbazia,un ex accusatore dell'Inquisizione
che indaga strenuamente su quei delitti,fino a scoprire la Verità.
E' questa la trama de "Il nome della rosa", probabilmente una delle
ultime opere letterarie che si possono definire classiche. Grazie all'incredibile
complessità della storia, ai seri approfondimenti in ogni campo toccato
dall'autore e soprattutto grazie all'efficace modo di collegare più
temi contemporaneamente per dare vita ad un'unica grande opera, il celebre
romanzo, scritto nel 1980, è riuscito ad avere, oltre che un alto apprezzamento
da parte della critica, anche un vastissimo consenso tra i lettori. Non è
facile definire che tipo di romanzo sia "Il nome della Rosa": c'è
chi lo considera semplicemente un romanzo storico; altri lo vedono, in chiave
più popolare, come un "giallo"; filosofi ed intellettuali vanno oltre
queste singole definizioni, pensando il romanzo come un trattato filosofico.
Ma, come scrive Umberto Eco in un suo commento d'appendice al romanzo, la
storia è stata ideata senza alcun obiettivo prefissato. L'autore ha
semplicemente voluto "... raccontare il Medio Evo per mezzo della bocca di un
cronista dell'epoca...". L'idea iniziale si è pian piano espansa, fino
a coinvolgere ogni campo narrativo possibile: descrizioni di ambiente fin
troppo particolareggiate, scene d'azione che riescono a suscitare ansia nel
lettore, dialoghi intelligenti con sottili dosi di umorismo, che spesso hanno
un duplice effetto allusivo, e quasi mai portano un singolo messaggio. Alla
luce di quanto detto fino ad ora, è possibile vedere "Il nome della
Rosa" anche come un romanzo di ambiente e di carattere, nonostante l'epoca
in cui è ambientato non sia assolutamente legata a tale genere di narrativa.
Tuttavia la struttura di fondo c'è: ogni personaggio, infatti, non
agisce mai liberamente, ma sempre sotto strette regole provenienti dal mondo
esterno. Sicuramente possiamo pensare al romanzo come storico. Gli eventi
interni della narrativa sono legati in modo indissolubile con i grandi eventi
appassionanti della storia:le immagini ci richiamano il 1300: i prestigiosi
ordini monastici, lo spostamento della sede papale da Roma ad Avignone, i
difficili rapporti tra Papato e Impero, i processi con i terribili inquisitori
e le condanne degli eretici al rogo. A volte sono presenti approfondimenti
fin troppo "profondi", che potrebbero "stancare" un lettore poco esperto.
"Il nome della rosa" è anche un romanzo investigativo, ma
solo in una certa misura. Quello che, infatti, deve risaltare sono i casi
di congettura della storia, ossia ragionamenti ed interrogazioni metafisiche
da parte di chi indaga. Il testo è in larga parte anche un grande ragionamento
filosofico implicito sulla religione, l'ordine sociale del 1200, sul "riso"
(part. pass. verbo ridere) e sulla storia di allora in generale. Ovviamente
l'autore non si disperde mai in monologhi di ragionamento interiori; quello
che esprime lo fa per mezzo dei dialoghi dei personaggi, dei loro racconti,
dei ragionamenti che il protagonista fa. Persino la frase conclusiva del libro
è il risultato di un lungo raziocinio: Stat rosa pristina nomine, nomina
nuda tenemus. La rosa primigenia esiste nel nome, noi possediamo soltanto
i nomi, citazione che nel testo letterario si connota di profonda malinconia,
derivante dalla consapevolezza dei limiti della nostra conoscenza. Ecco quindi
delineate una serie di "facce" del romanzo. Scavando ancora se ne possono
trovare altre, ma queste probabilmente sono le più rappresentative.
Questa poliedrità rende il romanzo una sorta di "pasticcio"
di tanti generi ed argomenti diversi, affermazione che non dev'essere interpretata
assolutamente come negativa: "Il nome della Rosa" è una sperimentazione ben
riuscita: sotto l'apparenza del romanzo in costume o del giallo neogotico
si nasconde forse il più importante romanzo italiano dell'era postmoderna,
un classico dell'era contemporanea che non smette,e forse non smetterà
mai,di coinvolgere e stupire.
Marco La Torre