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Giovani e politica: la rivoluzione che stenta a scoppiare

Già da parecchio tempo ho avuto modo di riscontrare sia a livello nazionale che locale e personale che il connubio "perfetto" , il rapporto tra le istituzioni e gli esponenti della nuove generazioni si sta sgretolandosi portandosi alla definitiva rottura. Le lotte condotte negli anni '60-'70 in prima fila dai giovani per le rivendicazioni in materia di scuola, lavoro, diritti sociali sono soltanto un ricordo. Il tempo delle barricate contro la polizia, delle università occupate, delle estenuanti trattative con il governo per affermare a gran voce le proprie ragioni è finito. Gli anni in cui la coscienza civile era anche coscienza politica, in cui il presente rappresentava una porta verso il futuro, sono soltanto languide nostalgie nelle menti degli ormai ultracinquantenni. Noi giovani di oggi viviamo, infatti, la politica con indifferenza e una certa dose di "menefreghismo" come se questo mondo non ci appartenesse, come se vedessimo in esso solo una prospettiva di arricchimento illecito alle spalle dei cittadini, di gestione prettamente egoistica della "cosa pubblica". La politica, invece, dovrebbe avere la prerogativa di permetterci di liberarci dalla barriera di amor proprio che ci tiene incatenati nella gabbia del nostro egoismo e allargare i nostri orizzonti garantendo la realizzazione di noi stessi e degli altri. L'arte del governare è, quindi, un atto di speranza nel domani, è fiducia nelle proprie forze, voglia di lavorare per il bene comune, tentativo di concretizzare quei sogni di tolleranza, di libertà, unità che abbiamo dentro. E chi meglio dei giovani può coltivare questi ideali di rinnovamento della società? Noi siamo già dei potenziali politici , anche se non ci sentiamo tali, dovremmo solo prender consapevolezza del nostro ruolo, capire che non è possibile cambiare il modo dalla poltrona aspettando un qualche intervento dall'alto che risolva spesso solo temporaneamente, il problema, oppure tenendo nascosto il nostro disappunto per gli eventi che caratterizzano la nostra quotidianità. E' tempo che qualcosa cambi! Il sistema ha bisogno di una mentalità nuova che possa raccogliere le sfide del nostro tempo con un atteggiamento che tenga sempre in suprema considerazione il valore dell'uguaglianza di tutti gli uomini come base di tutte le comunità civili, della diversità culturale come opportunità di sviluppo, della visione dello Stato come esecutore della volontà dei cittadini. Non ci possiamo sottrarre al nostro ruolo attivo all'interno della società perchè così facendo andremmo solo contro i nostri stessi interessi di cittadini ottenendo il risultato di un'inerzia economica, sociale, culturale che porterebbe alla rovina della società. Questa classe dirigente dovrà essere sostituita, prima o poi, ed allora dovremo essere pronti non solo al cambiamento generazionale, ma anche ad uno svecchiamento concettuale e pragmatico: non si può vivere in un mondo frenetico, ipertecnologico, mediatico con un'inoperosa mentalitą "vecchia". Cambiare le cose, naturalmente, non è solo compito delle istituzioni, con provvedimenti presi "dall'alto". L'iniziativa deve anche partire dal basso i giovani sono sempre i primi ad avvertire il disagio di risoluzioni non adeguate al contesto sociale, il malessere di situazione di repressione culturale, la necessità di agire per cambiare le cose...Testimonianza di ciò sono state le due settimane di protesta degli studenti francesi universitari e liceali, che hanno reagito con una gigantesca mobilitazione di piazza all'approvazione di un disegno di legge, il CPE (contratto di primo impiego) che non permetteva loro condizioni di lavoro stabili. Paesi diversi, ma stessi problemi ed ancora una volta le giovani generazioni si sono mostrate come la parte più sensibile dell'opinione pubblica a questo tipo di problemi. Il messaggio che ci è giunto da Oltralpe ci induce a credere che anche noi possiamo far politica pur non essendo politici di mestiere perchè tutti devono avere la forza di credere nella lotta per la libertà dalla schiavitù del potere, per la rivendicazione dei propri diritti di essere umani. Tutti devono avere il diritto di sperare che un altro mondo è possibile. "Tremate,dunque, governanti, perchè la "rivoluzione giovanile" sopita nell'indiffernza indotta dalla vostra mancanza di impegno sociale, si sta svegliando per rovesciarvi dai troni della corruzione e dell'iniquità".

di Marco La Torre

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