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"Frankenstein" di Mary Shelley
Il "Frankenstein" di Mary Shelley viene considerato non solo il
più agghiacciante dei romanzi gotici, ma anche la prima favola fantascientifica
e racconta di un uomo, il dottor Frankenstein, che riesce a creare una nuova
vita. Dopo essersi dedicato alla filosofia naturale, Frankenstein comincia
a studiare biologia e anatomia, i suoi studi lo coinvolgono completamente,
compie delle ricerche, riesce ad acquisire più conoscenze dei suoi
stessi insegnanti e, spinto dalla sua grande ambizione, crede di aver scoperto
la scintilla che dà la vita. Frankenstein comincia un lungo lavoro
e, dopo qualche anno, riesce a dare vita alla sua creatura, ma solo allora
si rende conto del grave errore che ha fatto e comincerà per lui una
vita piena di disgrazie e disavventure. Il dottor Frankenstein è talmente
accecato dalla propria ambizione e dalla voglia di creare lui stesso una nuova
vita, che non pensa alle conseguenze che una cosa del genere possa produrre.
Egli si pente subito di aver dato vita ad una creatura disumana, ma ormai
è troppo tardi, cerca di fuggire alle sue responsabilità ma
la creatura, che si trova sola in un mondo sconosciuto, sarà sempre
sulle sue tracce. Spinta inizialmente da sentimenti buoni e pacifici, la creatura
vuole solo qualcuno da amare e che la ami, ma quando si rende conto di quanta
cattiveria e indifferenza ci siano nel mondo, comincia ad odiare tutti gli
uomini, specialmente il suo creatore snaturato e irresponsabile che lo ha
abbandonato. Comincia così una lotta che porterà Frankenstein
e la sua creatura a perseguitarsi e torturarsi a vicenda, il primo odia se
stesso per ciò che ha fatto e vuole uccidere il mostro per mettere
fine alle proprie sofferenze e ai propri rimpianti; l'altro vuole far passare
al suo creatore le sofferenze che ha passato lui stesso, ma ogni volta che
è causa di dolore maledice la propria esistenza. Questa dura lotta
porterà i protagonisti, due persone buone e amabili, a distruggersi
a vicenda, a condurre un'esistenza solitaria e priva di gioie e ad arrivare
ad una fine tragica e ingiusta. Mary Shelley scrisse questo capolavoro circa
due secoli fa, quasi per gioco, probabilmente ignorando la portata della sua
opera che, ad una tale distanza di tempo, risulta ancora attualissima. La
Shelley ci invita a riflettere su uno dei problemi che ancora oggi preoccupa
gli uomini: il limite del progresso e della conoscenza umana. Il dottor Frankenstein,
reso cieco dalla sua sete di conoscenza e dalle sue ambizioni, pensa che sia
possibile, per un uomo, poter dare origine ad una nuova vita, ma non riesce
a rendersi conto in tempo del fatto che a tutto c'è un limite e non
è possibile giocare con la vita degli altri, e alla fine, sarà
lui stesso una vittima delle sue ambizioni.
Veronica Currò