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del colera Il
nome della rosa
"Cecità" di Josè Saramago
In questo romanzo il lettore si trova di fronte ad un evento molto singolare:
la diffusione, in una città qualunque, di un'epidemia di cecità. I
nuovi cechi hanno l'impressione di essere immersi in un mare di latte; per
questo questa strana malattia viene anche definita "il mal bianco".
Quando il contagio comincia a diffondersi le autorità decidono di rinchiudere
i ciechi in un ex manicomio dove vivranno in condizioni molto disagiate. Tra
le persone che vengono rinchiuse in manicomio, però, c'è anche
una donna, miracolosamente scampata alla malattia, che ha finto di essere
cieca per seguire il marito per poterlo assistere ed è attraverso gli occhi
di questa donna che viene filtrata tutta la vicenda. In seguito ad un incendio
i ciechi riescono ad uscire dal manicomio, ma si ritrovano in una città
popolata da altri ciechi e dominata dal disordine, dalla spazzatura e dalla
povertà. Solo la donna riesce a vedere l'orrore che la circonda e solo
lei potrà aiutare i suoi compagni d'avventura a sopravvivere nella
loro nuova condizione. I ciechi devono adattarsi a vivere come gli uomini
primitivi, andando in cerca di cibo e di acqua, e lottando per la sopravvivenza.
Le difficoltà e i pericoli che dovranno attraversare saranno tanti,
riusciranno a sopravvivere? E la donna, diventerà anche lei cieca alla
fine? O l'epidemia di cecità sparirà da sola, così come
è venuta? Questo romanzo può essere considerato un'allegoria
molto crudele della civiltà moderna, l'autore, infatti, narrandoci
questa vicenda paradossale, vuole mettere in evidenza i mali della società
di oggi: l'ipocrisia del potere, la sopraffazione, il ricatto, l'egoismo,
ma soprattutto l'indifferenza. Non mancano nel libro immagini forti e spietate
di mali che solo una donna è in grado di vedere, ma l'autore vuole
anche mostrarci come l'aiutarsi gli uni con gli altri, spesso possa essere
l'unica difesa contro la crudeltà del mondo. L'unica creatura che in
una città di ciechi riesce a vedere diventa in questo romanzo il simbolo
di tutte le buone virtù dell'uomo, l'altruismo, il coraggio, la bontà,
il sacrificio, ma è anche la sola che riesca a vedere gli orrori della
civiltà moderna in un mondo dominato dell'indifferenza e dell'egoismo.
Basterà la sua presenza a salvare l'uomo dall'autodistruzione?
Veronica Currò