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Canaletto a cura di Silvana Tassitano
IL SETTECENTO Al sorgere del Settecento il panorama storico, sociale e culturale europeo muta profondamente. Si profila una nuova corrente di pensiero detta illuminismo, fa appello a lumi della ragione, alla filosofia ed alla scienza, ed influenza profondamente la società, portando gradualmente ad una radicale ristrutturazione dei valori etici e morali, in senso laico e borghese, favorendo una prima rivoluzione industriale e tecnologica. L’Italia percepisce questi mutamenti, ma li vive con progressiva emarginazione, sia a causa di una secolare crisi economica, sia per la grande autorità ancora esercitata dalla Chiesa, che ritarda il processo di laicizzazione della società. Anche l’arte non rimane estranea a questi nuovi fermenti. Nella prima metà del Settecento si esaurisce la stagione del Barocco e del Rococò dove gli artisti italiani furono grandi protagonisti. Nel clima cosmopolita che distingue il Settecento si intensificò, in Italia, l’afflusso di viaggiatori stranieri, molti dei quali collezionisti. I milord inglesi invitavano gli artisti italiani a stabilirsi in Inghilterra. Questo fenomeno di turismo si collega alla fioritura, tipicamente settecentesca del genere della “Veduta” nei centri Venezia, Roma, Napoli. Gli artisti riuscivano a recepire e ad assecondare le novità del gusto, ad assimilare esperienze che un mondo aperto e vario poteva offrire. Lo sviluppo del vedutismo, genere pittorico il cui tema è la rappresentazione prospettica di monumenti, città, paesaggi è uno dei fenomeni salienti del secolo. I massimi rappresentanti di questo genere sono Van Wittel (Roma), Canaletto, Guardi e Bellotto (Venezia) sono indicati come precursori di un Settecento realista, positivo e assertori di un moderno spirito di verità.Si tende a fare una netta distinzione tra “Veduta reale” e veduta ideata o capriccio, quest’ultima collocata nell’area del Rococò per il carattere di evocazione fantastica e libero assemblaggio di elementi diversi. CANALETTO Nasce
a Venezia il 28 ottobre 1697 e muore sempre a Venezia nel 1768. Il padre
era uno scenografo abbastanza famoso e sotto la sua guida inizia il
suo esordio, questo gli permetterà di affrontare con estrema
sicurezza ogni problema di composizione e di taglio della veduta che
inizia a dipingere nel suo soggiorno a Roma ritraendo rovine e antichità
che utilizzerà, dopo, al rientro a Venezia, per l’elaborazione
di un tipo particolare di veduta ideata o capriccio. Canaletto utilizza
per l’impostazione delle sue vedute la “Camera ottica”.
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